Valerio Nardoni introduce i vincitori del Premio Valigie Rosse 2011
Pubblichiamo di seguito cinque video-letture registrate in Spagna fra 2009 e 2010 da Daniela Sandid e Valerio Nardoni, presso alcuni dei più importanti poeti contemporanei spagnoli. Le letture sono introdotte con una breve presentazione dei rispettivi autori, che abbiamo sottotitolato. Di seguito ai video riportiamo invece la traduzione italiana della poesia ascoltata.
Buona visione!
José Manuel Caballero Bonald (Jerez de la Frontera,1926), introduce e legge la poesia Versetto di genesi (Las adivinaciones, 1952)
Attraverso finestre e buchi
delle serrature e radici,
dagli orifizi e dalle crepe
e dal di sotto delle porte,
entra la notte.
Entra la notte come un tuono
contro i frangenti della vita,
percorre stanze di ospedale,
le camere dei lupanari,
templi, alcove, celle, capanne,
e negli angoli della bocca
perfino lì entra la notte.
Entra la notte come massa
di mare vuoto e di caverna,
si va spargendo lungo i bordi
dell’alcol come dell’insonnia,
lecca le mani del malato
ed il cuore dei prigionieri
e nel biancore delle pagine,
perfino lì entra la notte.
Entra la notte come una vertigine
nella città sprovvista,
strappa le lenzuola più tristi,
stupra alle spalle dei codardi,
acceca la calce e i coltelli
e nel chiasso delle parole
perfino lì entra la notte.
Entra la notte come un grido
dal silenzio delle pareti,
propagando veglie e spaventi,
palpita al fondo delle pietre,
dischiude gli ultimi bouquet
fra i corpi che si amano,
e sui fogli scarabocchiati
perfino lì entra la notte.
(Trad. Valerio Nardoni)
Guillermo Carnero (Valencia, 1947) introduce e legge L’imbarco per Citerea (Dibujo de la muerte, 1967)
Oggi che se ne va la triste nave,
con la sua splendida monotonia,
voglio restare a riva, ed osservare
confluire i colori in un mare di cenere,
e mentre tenuemente tocca il vento
il cordame ed i crini dei grifoni dorati,
in mezzo al buio sentire distanti
i remi, le lanterne e stare solo.
Quante volte l’ho vista partire da lontano,
i suoi bronzi e i broccati e i suoi giochi di musica:
il brillante clamore
di un rituale di grazie nascoste
e una saggezza vecchia come il mondo.
La vidi prender largo,
leggera sotto un dolce bastimento di sogni,
di sogni incorruttibili, che il potere riscatta
dal labirinto della fantasia,
e le smorfie dipinte delle maschere
un lusso allegro e saggio,
non attributi di paura e oblio.
Anch'io talvolta ho intrapreso il viaggio
provando a crederci ed essere felice
e ripetendo a ogni colpo di remi:
qui finisce il dominio della morte.
E non porto rancore
ma un goffo desiderio che non colmano
le acrobazie della volontà,
e certa ingratitudine neanche troppo profonda.
(Traduzione di Clarissa Amerini, Alessio Casalini, Arianna Fiore,
Valerio Nardoni, Bernardo Pacini).
Antonio Carvajal (Albolote, 1943) introduce e legge la poesia La natura offerta (Tigres en el jardín, 1968).
Dall’uccellino al fiore c’è un’ala allungata,
un’ala calda e gialla di grano saraceno,
da cui l’aurora tiepida con cura è setacciata:
limpido l’orizzonte la regge nel suo seno.
Ogni cosa ne scopre la figura d’ardore
in questa luce alata: il molle fango, il fieno
verde, vita realtà, la cotogna dorata,
la gioia sempre intatta e il sempre amor sereno.
Tutto vive di luce, la luce in tutto cresce,
ed è tutto una sola natura in pieno accordo
per l’uomo, per il fango, per gli uccelli ed il pesce.
Che grazioso è sapersi la vampata del fiume,
sangue senza frontiere, corpo privo di un bordo
che non lo renda acqua se l’annegan le brume!
(Trad. Andrea Tuci)
Luis García Montero (Granada, 1958) introduce e legge la poesia Ricorda (Diario cómplice, 1987)
Ricorda che tu esisti soltanto in questo libro,
la tua vita ringrazia i miei fantasmi,
la passione che metto in ogni verso
per ricordare l’aria che respiri
i vestiti che indossi e che mi sfili,
tutti i taxi che prendi nella notte,
tu, la sirena e il cuore dei tassiti,
i bicchieri che scambi dentro i bar
con quella gente che vive al bancone.
Ricorda che io ti aspetto all’altro lato
della tranvia quando tu arrivi tardi,
che, sentinella scomoda, il telefono
diventa un ospite senza notizie,
che c’è un rumore vuoto di ascensori
che si lamentano da soli e convocano
nel sali e scendi la tua nostalgia.
Ricorda che il mio regno sono i dubbi
di questa mia città che ha solo fretta,
e che la libertà, cigno terribile,
non è l’uccello notturno dei sogni,
lo è la complicità, il suo mantenersi
ferita dalla lama che ci rende
si sa dei personaggi letterari,
bugie davvero, verità per finta.
Ricorda che io esisto perché c’è questo libro,
che potrei suicidarci se ne strappo una pagina.
(Trad. Valerio Nardoni)
Ada Salas (Cáceres, 1965) introduce e legge la poesia Colombe di penombra… (Variaciones en blanco, 1994)
Colombe
di penombra di piuma
cadenti.
Lento giorno d’argento
lento
mio sguardo
sottomesso alla mia parola.
(Trad. Valerio Nardoni)